Venice is not Sinking Storie di resistenza cittadina

Editoriale

WELCOME TO VENICE*

Va tutto bene, c’è il sole.
Arrivano milioni di turisti. È vero, c’è un po’ di crisi, ma non importa, passerà. Le aziende veneziane non vanno benissimo, invece di fare utili accumulano perdite e nel migliore dei casi non fanno niente, ma non importa: i manager che le gestiscono saranno certamente capaci di trovare un modo per riportare gli utili e il buonumore. Aumentando gli stipendi a due o tre amministratori delegati, e con qualche nuovo direttore in più, il futuro si farà più roseo. Poi arriverà un festival o una biennale e tutti si compiaceranno: oh, che bella città, quante belle mostre, che bel mondo, tutti vestiti di nero. L’assessore al Decoro darà una ripulita a piazza San Marco, ogni angolo sarà lucente come non si era mai visto, mentre gli Angeli del Decoro saranno pronti a intervenire per redarguire chiunque mangi un panino. L’assessore alla Cultura dichiarerà solennemente che questa è la cultura contemporanea, che il modo migliore per fare cultura è lasciarla fare agli altri: francesi, americani… arriveranno anche i cinesi con un bel centro culturale capitalistapostcomunista in un palazzo sul Canal Grande. Dovremmo imparare che Venezia è una città come tante altre. È vero, è un po’ più bella, ha qualche ponte e qualche colombo in più, e anche puzza di più, ma non importa. Marketing! Marketing! Vendere, dobbiamo vendere: camere, case, maschere, cartoline, fast food, fast, molto fast. Tutti i veneziani dovranno imparare l’arte del venditore. D’altronde non è quello che abbiamo sempre fatto? Una volta vendevamo libri, stoffe, spezie e quadri, cultura, oggi offriamo hot dog e t-shirt. Venghino, signori, venghino, Venessia la luna e tu. Potremmo festeggiare il Carnevale tutto l’anno, con una piccola pausa estiva per il Redentore – altrimenti dove vanno le grandi barche che arrivano in Laguna per festeggiare la Vergine? – e finalmente tutti potranno mascherarsi per andare a fare la spesa per andare al mare: maschera e pinne. Nomineremo un amministratore delegato anche per fare il sindaco, magari qualcuno che abbia esperienza alla guida di qualche società bocciofila. Riprenderemo il progetto di costruire una seconda Venezia a Marghera, cosi potremo mandare nella New Venice i turisti nati nei giorni dispari e nella Old Venice quelli nati nei giorni pari – non se neaccorgono mica. In questo modo riusciremo ad accogliere 50.000.000 di turisti all’anno e a far entrare 20.000 navi in bacino. Poco importa se inquinano: Venezia ha fame e deve mangiare.Schiere di cinesi sono pronti ad aprire altri negozi di borse e Veneziasarà finalmente rinomata come la capitale mondiale della borsetta made in china. Nel giro di qualche giorno ne hanno aperti già due sotto casa mia, a 10 metri di distanza l’uno dall’altro. Agenzie di viaggio organizzano già i pullman per portare i turisti ad acquistare le borse più esotiche del mondo. Editoria, cultura, energia pulita, nuove tecnologie sono parole che non si usano più. Un tale Mister B. eliminandole ha raggiunto nel nostro paese una popolarità pari al 75%, allora perché non seguire la stessa strada? In fondo un ministro del governo di Mister B. è nato da queste parti. Venezia è solo una vecchia e noiosa storia. Non importa. Connection, business, marketing, new management, questi sono i nuovi orizzonti. Ieri i miei figli mi hanno detto che intendono fermarsi a Venezia, rimanere qui a vivere – a vivere? Ma come vivranno? In quale città si
troveranno? che lavoro faranno? Eppure sono contento che almeno lo abbiano detto. Venezia è la mia città. Dedico questo numero ai miei figli e a tutti i giovani coraggiosi che sceglieranno di vivere a Venezia. Un ringraziamento di cuore a Guido Scarabottolo, che ha realizzato con entusiasmo i disegni per questo numero di Vins, rendendolo particolarmente speciale.

*Giorgio Camuffo